“31/07”, “31/08” e “31/09” formano una delle trilogie più particolari e intime della discografia di Mecna, nata quasi per caso e diventata nel tempo un piccolo mito per chi lo segue.

la trilogia del 32 mecna

by BOTTA

“31/07”, “31/08” e “31/09” formano una delle trilogie più particolari e intime della discografia di Mecna, nata quasi per caso e diventata nel tempo un piccolo mito per chi lo segue. Tutto parte da una data reale: 31 luglio 2011. “31/07” viene scritta e pubblicata lo stesso giorno, in poche ore, dopo una telefonata di rottura. Mecna la definisce un vero e proprio “vaffanculo all’estate”, una stagione raccontata non come leggerezza ma come solitudine, malinconia e fine di qualcosa. La strumentale è presa da Avril 14th di Aphex Twin, già resa celebre in ambito rap da Kanye West in “Blame Game”, uno dei riferimenti dichiarati di Mecna. Il titolo non è solo una data sul calendario, ma diventa il simbolo di una chiusura: la fine di una relazione, di un mese, di un periodo della vita.

Quattro anni dopo arriva “31/08”, spesso interpretata dal pubblico come il seguito naturale di quella tristezza. In realtà Mecna ha sempre chiarito che il senso è quasi opposto: se “31/07” nasce da una perdita, “31/08” racconta l’inizio di una relazione, fatto di silenzi, non detti, attese e speranze. Il brano segna anche l’inizio della collaborazione con Yakamoto Kotzuga e ha una gestazione più lunga, più riflessiva. La sua forza emerge soprattutto dal vivo, dove Mecna inizia a sperimentare lunghe code vocali e atmosfere emotive, spesso usandola come chiusura dei concerti. La nostalgia del beat e un ritornello volutamente ambiguo hanno però spinto molti ascoltatori a leggerla come una canzone di addio, creando un interessante scarto tra intenzione dell’artista e percezione del pubblico.

La trilogia si chiude nel 2018 con “31/09”, la più concettuale delle tre. La data, infatti, non esiste. Per anni i fan hanno chiesto a Mecna un terzo capitolo, tanto che nel 2016 lui li prende in giro pubblicando su SoundCloud una falsa “31/09” composta solo da suoni di pioggia. Quando il brano vero arriva, la chiave è poetica: dirsi addio il 31 settembre significa non dirsi addio mai. È un ribaltamento totale del tema iniziale, che trasforma la fine in qualcosa di sospeso, eterno. Musicalmente è anche il pezzo più diverso, con più melodia e meno rap, figlio delle prime sperimentazioni di Mecna in quella direzione.

Vista tutta insieme, la trilogia racconta un arco emotivo che va dalla rottura alla possibilità, fino a una conclusione volutamente impossibile. Tre date che sembrano segnare il tempo e che invece finiscono per uscire dal calendario, diventando uno spazio aperto dove ognuno può riconoscere la propria storia.

Testo 31/09

[Strofa 1]
Quando penso a come era
Cerco di non ridere
Mi ricordo quella sera
Sembrava impossibile
Tu non conosci il paradiso, no
Ma senti gli altri che ci vivono
Non ci sei stata ed il pericolo è di non andarci mai
Quest’ansia è un antidolorifico
Ma dal sapore sembra insipido
Il cielo all’inferno è sempre limpido
Ma non guardarlo mai

[Ritornello]
Non capisco come mai
Siamo soli e ci perdiamo quasi sempre
Pensa a quando mi vedrai
Dirti addio proprio il 31 di settembre
Fragile come il vento che ci tiene
E facile, come quello che ci viene
Se vorrai conto i giorni e gli attimi
Come non vedere l’ora di scappare via di qua

[Strofa 2]
Nascondo i miei pensieri nei posti più impensabili
Come fossero condom tra sedili reclinabili
Di quando ti appartavi con la macchina nel buio del parcheggio
Fuori dal campo da baseball
Che dove abiti non capiti più da queste parti
Perché è vero che alla gente gli serve quando gli manchi
E non è che poi rischiamo di incontrarci al mare
Ricordi tra gli scogli, la sabbia, un pezzo di pane
Siamo fatti come l’uno per l’altra, però il tuo uno è un altro
Ha un po’ di barba come me, credo sia pure alto
Però non canta come me perché io, dai, non canto
Scrivo parole sulla musica di un altro
E quanto gasa dire: “Ho fatto un disco”
Quanto l’aspetti? Quanto ti capisco
Cerchi un tabacchi, io sto cercando Cristo
Per ogni uomo che hai incontrato
Ce n’è un altro che non hai mai visto
Per ogni volta che ho giurato avrai un indizio e scompaio
Come si fa con la magia sul palco
La gente applaude ma per tutt’altro
A distanza e d’impatto
E suspance e tu intanto

[Pre-Ritornello]
Io che conosco il paradiso so
Che ogni timore spesso è ciclico
Non si raggiunge un obbiettivo no
Senza sfregiarsi mai
Se resti calmo come dicono
Sprechi soltanto il tempo a dirtelo
Il cielo all’inferno è sempre limpido
Ma non guardarlo mai

[Ritornello]
Non capisco come mai
Siamo soli e ci perdiamo quasi sempre
Pensa a quando mi vedrai
Dirti addio proprio il 31 di settembre
Fragile come il vento che ci tiene
E facile, come quello che ci viene
Se vorrai conto i giorni e gli attimi
Come non vedere l’ora di scappare via di qua

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la trilogia del 31 mecna

“31/07”, “31/08” e “31/09” formano una delle trilogie più particolari e intime della discografia di Mecna, nata quasi per caso e diventata nel tempo un piccolo mito per chi lo segue. Tutto parte da una data reale: 31 luglio 2011. “31/07” viene scritta e pubblicata lo stesso giorno, in poche ore, dopo una telefonata di rottura. Mecna la definisce un vero e proprio “vaffanculo all’estate”, una stagione raccontata non come leggerezza ma come solitudine, malinconia e fine di qualcosa. La strumentale è presa da Avril 14th di Aphex Twin, già resa celebre in ambito rap da Kanye West in “Blame Game”, uno dei riferimenti dichiarati di Mecna. Il titolo non è solo una data sul calendario, ma diventa il simbolo di una chiusura: la fine di una relazione, di un mese, di un periodo della vita.

Quattro anni dopo arriva “31/08”, spesso interpretata dal pubblico come il seguito naturale di quella tristezza. In realtà Mecna ha sempre chiarito che il senso è quasi opposto: se “31/07” nasce da una perdita, “31/08” racconta l’inizio di una relazione, fatto di silenzi, non detti, attese e speranze. Il brano segna anche l’inizio della collaborazione con Yakamoto Kotzuga e ha una gestazione più lunga, più riflessiva. La sua forza emerge soprattutto dal vivo, dove Mecna inizia a sperimentare lunghe code vocali e atmosfere emotive, spesso usandola come chiusura dei concerti. La nostalgia del beat e un ritornello volutamente ambiguo hanno però spinto molti ascoltatori a leggerla come una canzone di addio, creando un interessante scarto tra intenzione dell’artista e percezione del pubblico.

La trilogia si chiude nel 2018 con “31/09”, la più concettuale delle tre. La data, infatti, non esiste. Per anni i fan hanno chiesto a Mecna un terzo capitolo, tanto che nel 2016 lui li prende in giro pubblicando su SoundCloud una falsa “31/09” composta solo da suoni di pioggia. Quando il brano vero arriva, la chiave è poetica: dirsi addio il 31 settembre significa non dirsi addio mai. È un ribaltamento totale del tema iniziale, che trasforma la fine in qualcosa di sospeso, eterno. Musicalmente è anche il pezzo più diverso, con più melodia e meno rap, figlio delle prime sperimentazioni di Mecna in quella direzione.

Vista tutta insieme, la trilogia racconta un arco emotivo che va dalla rottura alla possibilità, fino a una conclusione volutamente impossibile. Tre date che sembrano segnare il tempo e che invece finiscono per uscire dal calendario, diventando uno spazio aperto dove ognuno può riconoscere la propria storia.

Testo 31/09

[Strofa 1]
Quando penso a come era
Cerco di non ridere
Mi ricordo quella sera
Sembrava impossibile
Tu non conosci il paradiso, no
Ma senti gli altri che ci vivono
Non ci sei stata ed il pericolo è di non andarci mai
Quest’ansia è un antidolorifico
Ma dal sapore sembra insipido
Il cielo all’inferno è sempre limpido
Ma non guardarlo mai

[Ritornello]
Non capisco come mai
Siamo soli e ci perdiamo quasi sempre
Pensa a quando mi vedrai
Dirti addio proprio il 31 di settembre
Fragile come il vento che ci tiene
E facile, come quello che ci viene
Se vorrai conto i giorni e gli attimi
Come non vedere l’ora di scappare via di qua

[Strofa 2]
Nascondo i miei pensieri nei posti più impensabili
Come fossero condom tra sedili reclinabili
Di quando ti appartavi con la macchina nel buio del parcheggio
Fuori dal campo da baseball
Che dove abiti non capiti più da queste parti
Perché è vero che alla gente gli serve quando gli manchi
E non è che poi rischiamo di incontrarci al mare
Ricordi tra gli scogli, la sabbia, un pezzo di pane
Siamo fatti come l’uno per l’altra, però il tuo uno è un altro
Ha un po’ di barba come me, credo sia pure alto
Però non canta come me perché io, dai, non canto
Scrivo parole sulla musica di un altro
E quanto gasa dire: “Ho fatto un disco”
Quanto l’aspetti? Quanto ti capisco
Cerchi un tabacchi, io sto cercando Cristo
Per ogni uomo che hai incontrato
Ce n’è un altro che non hai mai visto
Per ogni volta che ho giurato avrai un indizio e scompaio
Come si fa con la magia sul palco
La gente applaude ma per tutt’altro
A distanza e d’impatto
E suspance e tu intanto

[Pre-Ritornello]
Io che conosco il paradiso so
Che ogni timore spesso è ciclico
Non si raggiunge un obbiettivo no
Senza sfregiarsi mai
Se resti calmo come dicono
Sprechi soltanto il tempo a dirtelo
Il cielo all’inferno è sempre limpido
Ma non guardarlo mai

[Ritornello]
Non capisco come mai
Siamo soli e ci perdiamo quasi sempre
Pensa a quando mi vedrai
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