Di abbattere le mura è uno dei brani più profondi e simbolici di Nayt. Non è una canzone di denuncia diretta né un manifesto ideologico, ma un omaggio al mondo femminile inteso come spazio di crescita, consapevolezza e amore non idealizzato.

di abbattere le mura nayt

by BOTTA

Di abbattere le mura è uno dei brani più profondi e simbolici di Nayt. Non è una canzone di denuncia diretta né un manifesto ideologico, ma un omaggio al mondo femminile inteso come spazio di crescita, consapevolezza e amore non idealizzato.

Il brano cita diciassette donne reali, ognuna legata a una storia di emancipazione, giustizia sociale, resistenza e affermazione dell’identità. Il titolo, però, parla di diciotto. Questa discrepanza non è un errore: la diciottesima figura resta aperta. Può essere Mariangela Gualtieri, la poetessa di cui Nayt cita alcuni versi nell’outro, oppure qualsiasi donna stia ascoltando il brano, come suggeriscono le parole finali della canzone.

Le donne menzionate esplicitamente sono: Maria Lai, Ilaria Cucchi, Liliana Segre, Michela Murgia, Chiara Valerio, Margherita Hack, Rosaria Costa, Alda Merini, Paola Zukar, Maura Gancitano, la signora Anna, Letizia Battaglia, Nancy Porsia, Gessica Notaro, Giulia Cecchettin, sua madre e sua nonna. Figure molto diverse tra loro, unite non dalla fama ma dall’impatto umano, culturale e simbolico che hanno avuto.

Nayt ha spiegato di aver scritto il pezzo partendo da una definizione per sottrazione: parlare del femminile per capire meglio se stesso. Il suo obiettivo non era idealizzare la donna né cadere nella retorica, ma avvicinarsi con onestà e consapevolezza a qualcosa che sente di non poter comprendere fino in fondo. Proprio questa distanza, secondo lui, crea un legame autentico e continuo.

Per l’artista, il mondo femminile resta profondamente misterioso e formativo. Le donne citate nel brano gli hanno insegnato lezioni fondamentali sull’amore, inteso non come favola o romanticismo da film, ma come esperienza reale, complessa e spesso scomoda. È per questo che tiene a sottolineare che la canzone non è solo per le donne, ma anche per gli uomini: quando un ascoltatore maschio si emoziona, significa che è entrato in contatto con il proprio lato femminile in modo sano.

Nayt rifiuta volutamente un’idea di amore edulcorata o idealizzata. Secondo lui, banalizzare un concetto così grande significa allontanare le persone dalla realtà. Di abbattere le mura diventa quindi un invito ad abbattere barriere interiori, culturali ed emotive, per accedere a una visione dell’amore più vera, universale e condivisa.

In questo senso, il brano non racconta solo chi sono le donne citate, ma racconta da dove arriva Nayt, quali figure lo hanno formato e quale tipo di consapevolezza emotiva sta cercando di costruire attraverso la sua musica.

Testo

[Intro]
Mhm-mhm, io

[Strofa]
Io non sono Maria Lai e i suoi fili che collegano
Ho pensieri e sentimenti che non legano
Non ho perso un fratello come accadde a Ilaria Cucchi
Che mostrò a tutti un omicidio che altri non vedevano
Non ho visto l’inferno di Liliana Segre
La colpa di esser nata, l’amore che ha esternato
Non sono Michela Murgia e la sua lotta al patriarcato
Il suo sorriso, gli strumenti che ha lasciato
Non ho di Chiara Valerio l’impeto della cultura
Di Margherita Hack la ragione della scienza
Non sono Rosaria Costa e non ho
La tenerezza struggente che usò
Con cui rispose alla violenza
Io non sono Alda Merini, la poesia e l’elettroshock
Vestito incandescente che indossò andando via
Non sono Paola Zukar per l’hip hop
O Maura Gancitano che avvicina il mondo alla filosofia
Non sono la signora Anna che mi ha detto che l’amore è una carezza
In un giorno qualunque in cui cercavo il sole
Né Letizia Battaglia e la sua guerra alla mafia
Di Nancy Porsia so che non ho il suo coraggio
Come Gessica Notaro che ha continuato ad amare
O Giulia Cecchettin che invece ci ha provato
Io non sono mia madre e tutti i suoi sacrifici
Né mia nonna e i problemi con tre figli
Ma io che cosa sono? Davvero, chi sono?
La mia identità è un interrogativo a cui non rispondo
E per arrivare in fondo, per trovare me
A volte penso di dover sottrarre quello che c’è intorno
La luce dall’ombra, una donna da un uomo
Pianeta che non conosco, fuggire l’ignoto
E così, scordare ancora chi sono
Di certo io non sono te, che hai ancora tutto il tempo
Di abbattere le mura, di insegnare ad amare di nuovo

[Outro]
Oh-oh-oh
Ma tu non credere
Oh-oh-oh
A chi dipinge l’umano
Oh-oh-oh
Come una bestia zoppa
Oh-oh-oh
Grazie, amore mio, eh, come stai?
Oh-oh-oh
Michela Murgia dirà che questo posto è troppo piccolo, parlando di sé stessa al noi e del noi, noi tutti, come sé stessa.
Io sto abbastanza bene.
Secondo lei che cos’è l’amore?
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue.
È un sentimento, cos’è? È volersi bene, è volersi bene, non, non l’accoppiarsi, ma la pacca sulla spalla. Quanto mi manca mio marito.
Come la società, come se la società sia un problema suo. Spoiler: avrà ragione Michela Murgia anche domani, la società è un problema di ciascuno di noi e in questo consiste il gesto politico di Michela Murgia.
Il tuo destino è l’amore, nient’altro, nient’altro, nient’altro.

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Di abbattere le mura nayt

Di abbattere le mura è uno dei brani più profondi e simbolici di Nayt. Non è una canzone di denuncia diretta né un manifesto ideologico, ma un omaggio al mondo femminile inteso come spazio di crescita, consapevolezza e amore non idealizzato.

Il brano cita diciassette donne reali, ognuna legata a una storia di emancipazione, giustizia sociale, resistenza e affermazione dell’identità. Il titolo, però, parla di diciotto. Questa discrepanza non è un errore: la diciottesima figura resta aperta. Può essere Mariangela Gualtieri, la poetessa di cui Nayt cita alcuni versi nell’outro, oppure qualsiasi donna stia ascoltando il brano, come suggeriscono le parole finali della canzone.

Le donne menzionate esplicitamente sono: Maria Lai, Ilaria Cucchi, Liliana Segre, Michela Murgia, Chiara Valerio, Margherita Hack, Rosaria Costa, Alda Merini, Paola Zukar, Maura Gancitano, la signora Anna, Letizia Battaglia, Nancy Porsia, Gessica Notaro, Giulia Cecchettin, sua madre e sua nonna. Figure molto diverse tra loro, unite non dalla fama ma dall’impatto umano, culturale e simbolico che hanno avuto.

Nayt ha spiegato di aver scritto il pezzo partendo da una definizione per sottrazione: parlare del femminile per capire meglio se stesso. Il suo obiettivo non era idealizzare la donna né cadere nella retorica, ma avvicinarsi con onestà e consapevolezza a qualcosa che sente di non poter comprendere fino in fondo. Proprio questa distanza, secondo lui, crea un legame autentico e continuo.

Per l’artista, il mondo femminile resta profondamente misterioso e formativo. Le donne citate nel brano gli hanno insegnato lezioni fondamentali sull’amore, inteso non come favola o romanticismo da film, ma come esperienza reale, complessa e spesso scomoda. È per questo che tiene a sottolineare che la canzone non è solo per le donne, ma anche per gli uomini: quando un ascoltatore maschio si emoziona, significa che è entrato in contatto con il proprio lato femminile in modo sano.

Nayt rifiuta volutamente un’idea di amore edulcorata o idealizzata. Secondo lui, banalizzare un concetto così grande significa allontanare le persone dalla realtà. Di abbattere le mura diventa quindi un invito ad abbattere barriere interiori, culturali ed emotive, per accedere a una visione dell’amore più vera, universale e condivisa.

In questo senso, il brano non racconta solo chi sono le donne citate, ma racconta da dove arriva Nayt, quali figure lo hanno formato e quale tipo di consapevolezza emotiva sta cercando di costruire attraverso la sua musica.

Testo

[Intro]
Mhm-mhm, io

[Strofa]
Io non sono Maria Lai e i suoi fili che collegano
Ho pensieri e sentimenti che non legano
Non ho perso un fratello come accadde a Ilaria Cucchi
Che mostrò a tutti un omicidio che altri non vedevano
Non ho visto l’inferno di Liliana Segre
La colpa di esser nata, l’amore che ha esternato
Non sono Michela Murgia e la sua lotta al patriarcato
Il suo sorriso, gli strumenti che ha lasciato
Non ho di Chiara Valerio l’impeto della cultura
Di Margherita Hack la ragione della scienza
Non sono Rosaria Costa e non ho
La tenerezza struggente che usò
Con cui rispose alla violenza
Io non sono Alda Merini, la poesia e l’elettroshock
Vestito incandescente che indossò andando via
Non sono Paola Zukar per l’hip hop
O Maura Gancitano che avvicina il mondo alla filosofia
Non sono la signora Anna che mi ha detto che l’amore è una carezza
In un giorno qualunque in cui cercavo il sole
Né Letizia Battaglia e la sua guerra alla mafia
Di Nancy Porsia so che non ho il suo coraggio
Come Gessica Notaro che ha continuato ad amare
O Giulia Cecchettin che invece ci ha provato
Io non sono mia madre e tutti i suoi sacrifici
Né mia nonna e i problemi con tre figli
Ma io che cosa sono? Davvero, chi sono?
La mia identità è un interrogativo a cui non rispondo
E per arrivare in fondo, per trovare me
A volte penso di dover sottrarre quello che c’è intorno
La luce dall’ombra, una donna da un uomo
Pianeta che non conosco, fuggire l’ignoto
E così, scordare ancora chi sono
Di certo io non sono te, che hai ancora tutto il tempo
Di abbattere le mura, di insegnare ad amare di nuovo

[Outro]
Oh-oh-oh
Ma tu non credere
Oh-oh-oh
A chi dipinge l’umano
Oh-oh-oh
Come una bestia zoppa
Oh-oh-oh
Grazie, amore mio, eh, come stai?
Oh-oh-oh
Michela Murgia dirà che questo posto è troppo piccolo, parlando di sé stessa al noi e del noi, noi tutti, come sé stessa.
Io sto abbastanza bene.
Secondo lei che cos’è l’amore?
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue.
È un sentimento, cos’è? È volersi bene, è volersi bene, non, non l’accoppiarsi, ma la pacca sulla spalla. Quanto mi manca mio marito.
Come la società, come se la società sia un problema suo. Spoiler: avrà ragione Michela Murgia anche domani, la società è un problema di ciascuno di noi e in questo consiste il gesto politico di Michela Murgia.
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