“Persona” nasce come un progetto quasi chirurgico, uno di quelli in cui Marracash decide di smontarsi pezzo per pezzo davanti a tutti. Pubblicato il 31 ottobre 2019, è il suo quinto album ed è probabilmente quello che più segna una linea netta tra il “prima” e il “dopo” nella sua carriera. Già dal titolo e dalla copertina si capisce che non è un disco come gli altri: l’ispirazione arriva dal film

PERSONA MARRACASH

by BOTTA

“Persona” nasce come un progetto quasi chirurgico, uno di quelli in cui Marracash decide di smontarsi pezzo per pezzo davanti a tutti. Pubblicato il 31 ottobre 2019, è il suo quinto album ed è probabilmente quello che più segna una linea netta tra il “prima” e il “dopo” nella sua carriera. Già dal titolo e dalla copertina si capisce che non è un disco come gli altri: l’ispirazione arriva dal film Persona di Ingmar Bergman, suggerito a Marracash da Venerus. Nel film, così come nell’album, il cuore del discorso è il dualismo tra la maschera e l’anima, tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che siamo davvero. In latino “persona” è proprio la maschera teatrale, e Marra gioca apertamente su questa idea: da una parte Marracash, il personaggio pubblico, dall’altra Fabio, l’uomo.

Una delle curiosità più affascinanti del progetto è che ogni brano rappresenta una parte del corpo umano. Non è una metafora buttata lì: Marracash ha raccontato il disco come un corpo fatto di carne, ossa e sangue, lo stesso corpo condiviso da Marra e Fabio. Per la prima volta, però, i due “dialogano” apertamente, senza filtri. Lui stesso ha descritto l’album come un’operazione a cuore aperto, senza anestesia e svolta in pubblico. Non a caso, l’idea di fondo nasce dopo un periodo molto cupo della sua vita, e l’atmosfera del disco restituisce spesso un senso di gravità, inquietudine e introspezione profonda.

Anche il modo in cui l’album è stato annunciato è diventato parte della sua narrazione. Dopo aver dichiarato a giugno 2019 di stare lavorando a un progetto legato al corpo umano, Marracash ha chiuso il disco in totale silenzio promozionale, per poi riapparire a ottobre con una serie di trailer pubblicati sui social. In questi video spiegava che ogni traccia era legata a una parte del corpo e che le collaborazioni non erano semplici feat, ma “organi” fondamentali per definire il corpo di Persona. Una scelta che rende i featuring qualcosa di molto più concettuale rispetto allo standard del rap.

Le collaborazioni, infatti, non sono casuali: sono nove, e ognuna rappresenta una parte del corpo di Fabio per definire Marracash. Artisti diversissimi tra loro come Guè, Mahmood, Madame, Sfera Ebbasta, Cosmo, Massimo Pericolo, tha Supreme, Coez e Luchè vengono “diretti” da Marra come un vero e proprio direttore artistico. Nessuna carta bianca: ogni voce ha un ruolo preciso. Curiosità interessante è che Marracash ha dichiarato che per alcuni pezzi non avrebbe potuto scegliere nessun altro, come nel caso di Guè, che secondo lui era l’unico in grado di scrivere con quella precisione di dolore, vizio e lucidità.

Il titolo dell’album, però, non è stato immediato. In un primo momento Marracash pensava di chiamarlo Avatar, proprio per rafforzare l’idea del doppio e del dualismo tra uomo e artista. Alla fine, però, Persona gli è sembrato più potente, perché racchiude in una sola parola il concetto di maschera, identità e profondità. Anche la copertina richiama direttamente una scena del film di Bergman, rafforzando il legame tra cinema e musica.

Un’altra chicca poco immediata riguarda le influenze extra-musicali: oltre al cinema, Marracash ha ammesso di essersi ispirato anche al videogioco giapponese Persona 5. Lo cita esplicitamente nel brano “Body Parts” e ha raccontato di averci giocato moltissimo in quel periodo, ritrovando nella storia del gioco lo stesso tema di persone oppresse che cercano una via di fuga e una nuova libertà. Un parallelismo che rende il disco ancora più stratificato.

Il successo di Persona è stato enorme e ha confermato quanto questo progetto fosse centrale nella carriera di Marracash: 16 dischi di platino, 7 d’oro e il titolo di album più venduto del 2020 in Italia. Un risultato che fa ancora più impressione se si pensa che non è un disco facile, ma anzi uno dei più introspettivi e concettuali del rap italiano recente. Come ha detto lui stesso, con Persona è come se Fabio avesse messo Marracash in un angolo, uccidendolo simbolicamente per ricominciare da zero. Ed è forse proprio per questo che, a distanza di anni, resta uno degli album più discussi, analizzati e citati della scena.

Tracklist
  1. BODY PARTS – I denti

  2. QUALCOSA IN CUI CREDERE – Lo scheletro (feat. Guè)

  3. QUELLI CHE NON PENSANO – Il cervello (feat. Coez)

  4. APPARTENGO – Il sangue (feat. Massimo Pericolo)

  5. POCO DI BUONO – Il fegato

  6. BRAVI A CADERE – I polmoni

  7. NON SONO MARRA – La pelle (feat. Mahmood)

  8. SUPREME – L’ego (feat. Sfera Ebbasta & thasup)

  9. SPORT – I muscoli (feat. Luchè)

  10. DA BUTTARE – Il ca**o

  11. CRUDELIA – I nervi

  12. G.O.A.T. – Il cuore

  13. MADAME – L’anima (feat. Madame)

  14. TUTTO QUESTO NIENTE – Gli occhi

  15. GRETA THUNBERG – Lo stomaco (feat. Cosmo)

  16. NEON – Le ali (feat. Elisa)

  17. SPORT + Muscoli (RMX) (feat. Lazza, Luchè, Paky & Taxi B)

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“Persona” nasce come un progetto quasi chirurgico, uno di quelli in cui Marracash decide di smontarsi pezzo per pezzo davanti a tutti. Pubblicato il 31 ottobre 2019, è il suo quinto album ed è probabilmente quello che più segna una linea netta tra il “prima” e il “dopo” nella sua carriera. Già dal titolo e dalla copertina si capisce che non è un disco come gli altri: l’ispirazione arriva dal film Persona di Ingmar Bergman, suggerito a Marracash da Venerus. Nel film, così come nell’album, il cuore del discorso è il dualismo tra la maschera e l’anima, tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che siamo davvero. In latino “persona” è proprio la maschera teatrale, e Marra gioca apertamente su questa idea: da una parte Marracash, il personaggio pubblico, dall’altra Fabio, l’uomo.

Una delle curiosità più affascinanti del progetto è che ogni brano rappresenta una parte del corpo umano. Non è una metafora buttata lì: Marracash ha raccontato il disco come un corpo fatto di carne, ossa e sangue, lo stesso corpo condiviso da Marra e Fabio. Per la prima volta, però, i due “dialogano” apertamente, senza filtri. Lui stesso ha descritto l’album come un’operazione a cuore aperto, senza anestesia e svolta in pubblico. Non a caso, l’idea di fondo nasce dopo un periodo molto cupo della sua vita, e l’atmosfera del disco restituisce spesso un senso di gravità, inquietudine e introspezione profonda.

Anche il modo in cui l’album è stato annunciato è diventato parte della sua narrazione. Dopo aver dichiarato a giugno 2019 di stare lavorando a un progetto legato al corpo umano, Marracash ha chiuso il disco in totale silenzio promozionale, per poi riapparire a ottobre con una serie di trailer pubblicati sui social. In questi video spiegava che ogni traccia era legata a una parte del corpo e che le collaborazioni non erano semplici feat, ma “organi” fondamentali per definire il corpo di Persona. Una scelta che rende i featuring qualcosa di molto più concettuale rispetto allo standard del rap.

Le collaborazioni, infatti, non sono casuali: sono nove, e ognuna rappresenta una parte del corpo di Fabio per definire Marracash. Artisti diversissimi tra loro come Guè, Mahmood, Madame, Sfera Ebbasta, Cosmo, Massimo Pericolo, tha Supreme, Coez e Luchè vengono “diretti” da Marra come un vero e proprio direttore artistico. Nessuna carta bianca: ogni voce ha un ruolo preciso. Curiosità interessante è che Marracash ha dichiarato che per alcuni pezzi non avrebbe potuto scegliere nessun altro, come nel caso di Guè, che secondo lui era l’unico in grado di scrivere con quella precisione di dolore, vizio e lucidità.

Il titolo dell’album, però, non è stato immediato. In un primo momento Marracash pensava di chiamarlo Avatar, proprio per rafforzare l’idea del doppio e del dualismo tra uomo e artista. Alla fine, però, Persona gli è sembrato più potente, perché racchiude in una sola parola il concetto di maschera, identità e profondità. Anche la copertina richiama direttamente una scena del film di Bergman, rafforzando il legame tra cinema e musica.

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